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RONCALLI ANGELO

Angelo Roncalli, nasce a Bergamo il 22 ottobre 1953 e risiede in Sotto il Monte Giovanni XXIII dove vive e lavora come meccanico progettista presso una ditta metalmeccanica. Scrive liriche da circa trent'anni, ha pubblicato le antologie:
Nuvole a ciel sereno" edizioni Frusta",
In cammino con Padre David Maria Turoldo sulle orme di Papa Giovanni "edito in proprio".

"...la poesia nasce dall'animo, da un grido di dolore, o da un canto di gioia, il mio è stato di dolore, che mi ha fatto conoscere " la mia sorella maggiore" in questi anni mi ha cresciuto facendomi scoprire l'amore per Dio, l'amore per i fratelli, l'amore per la vita?"

Giovanni XXIII un cuore per tutti

Angelo
inviato dal Padre Celeste
per portare luce sulla terra
avvolta dalle tenebre
della guerra
per radunare le genti
disperse dall'odio.

Pastore prescelto
a guidare il gregge di Cristo
consolare gli afflitti
asciugare le lacrime ai sofferenti
offrire amore ai fratelli divisi.

Papa Giovanni
un cuore per tutti
vicino alle umili genti
accanto ai governanti
mostrando loro la via
della giustizia della verità
dell'amore
incoraggiandoli all'unità
invitandoli a cercare
ciò che unisce
evitando ciò che divide.

Papa Buono
Sul mio viso
Il calore della carezza
Datami quand'ero bambino
Oggi nel mio cuore d'uomo
L'eco delle tue accorate parole:
" Pacem In Terris"

1° Premio (medaglia d'oro) al 3° Premio Nazionale di Poesia " Eugenio Montale" di Sanremo 8 Dicembre 2001

Roncalli Angelo

11 settembre 2001

Nubi cariche di odio
offuscare l'azzurro cielo,
sulla terra
il fuoco della guerra,
tra le tue braccia
Madre Celeste
Figli innocenti,
ai tuoi piedi figli gementi.

Sangue e lacrime
sull'altare del potere,
i potenti costruiscono,
i potenti distruggono,
sulle spalle delle genti
il pesante fardello
delle loro ambizioni.

Inevitabili i conflitti
se a governare
Vi saranno
ipocrisia, ingiustizia,
tradimenti e tirannia.

Non vi sarà
"PACE IN TERRIS"
se i governanti
non erigeranno i pilastri
della Verità,
della Giustizia,
dell'Amore,
della Libertà:

anelito profondo
del Beato Giovanni XXIII
a tutti gli uomini
di buona volontà


Roncalli Angelo

A Padre David Maria Turoldo

Padre David
Non c'è quiete sulla terra,
i potenti continuano a pigiare
nel tino delle ambizioni
grappoli
tagliati dalla vigna del Signore,
inebriandosi con il sudore
e sangue dei fratelli;
anche le nostre tavole sono imbandite
con le fatiche dei poveri:
"il danaro
vale ancora più dell'uomo!"
Sarà così anche domani,
così come da dieci anni
risalgo il colle per cercarti
tra le amiche mura dell'Abazia;
sulle tue orme camminare tra i filari,
mentre l'eco dei tuoi canti
m'inebria l'animo,
sino a inginocchiarmi sulla nuda terra;
dinnanzi al legno della Croce,
ravvivare la fede per seguire Cristo,
invocare
il coraggio che ti fa guardare
negli occhi i ricchi,
la forza che ti ha fatto aprire
le braccia ai poveri
la gioia che ti ha fatto cantare
alla vita.


Roncalli Angelo

Libri

Nei libri di storia
i figli dei figli
leggeranno quante vite
l’odio ha sepolto.

Nessuno di loro
saprà
quante ne ha salvate
la fiamma dell’amore.

Nel libro della vita
leggeremo
i nomi di coloro
che hanno versato
balsamo
sulle ferite
di un conflitto
che con le croci
ha tracciato
confini.


Roncalli Angelo

All'amico Andrea

Tra pittori e poeti mi mostravi i tuoi capolavori,
una fotografia di Maddalena e Daniele
i miei piccoli li chiamasti e superavano i vent'anni;
mi parlavi della tua Luigia, delle sue doti di pittrice
lodandola come madre, sino a farmi sentire il profumo
dell' amore per l'amata compagna.
Non eri ne pittore ne scrittore
ma tingevi i giorni con i colori della vita.
Ci lasciammo con un abbraccio
riprendendo il quotidiano cammino,
ma per te si faceva irto, iniziavi a salire il calvario
sotto il peso del morbo che lentamente consuma.
Un anno dopo ci ritrovavamo, a Sanremo Arte,
Luigia con la maschera del sorriso ci sussurrava il suo dolore,
mentre tu con serenità ci raccontavi ciò che ti era accaduto,
nessun dramma per quel che stavi vivendo,
celavi il male per non farci soffrire.
Un abbraccio, una forte stretta
e ritornavo a casa con una spina in cuore.
Ai piedi di Papa Giovanni ponevo la tua sofferenza,
intensamente pregavo per la tua guarigione,
per te che con semplicità eri entrato nel mio cuore,
anche se ci eravamo incontrati solamente due volte.
Mai potrò scordare quel giorno che venisti a Sotto il Monte
per pregare insieme il Papa Buono,
mai potrò scordare quell'ultimo incontro a Cantù,
sono emozioni che gelosamente custodisco.
Il tre aprile sanguinava il mio cuore,
ci lasciavi per ritornare alla casa del Padre,

ho pianto guardando Papa Giovanni,
ho gridato, perché!
Il giorno dopo improvvisamente l'amato papà mi lasciava,
pure lui per fare ritorno alla casa del Padre.
Strazio nell'animo, due care persone se ne andavano,
non avevo parole da impastare alle lacrime e al dolore.
Dinanzi al Crocefisso mi ponevo a contemplare il Cristo:
" La mia Via, la mia Verità, la mia Vita."
ho trascorso ore difficili, giorni in cui ho continuato a gridare:
"Perché, a cosa sono servite le mie preghiere!"
Ma davanti alla passione di Gesù ho abbassato il capo,
mentre Lui soavemente mi sussurrava
" Angelo recita il Padre Nostro"
e sulle parole:
"Sia fatta la Tua volontà"
ho sentito il Suo grande Amore avvolgermi
e le preghiere che avevo innalzato,
si sono riversate come rugiada nel cuore affranto.
Tre rose gialle ho posto nella bara del mio caro papà,
le hanno portate, Luigia, Maddalena e Daniele
perché sentissi l'intenso profumo dell'amicizia.
Sulla scrivania è rimasto il biglietto che le accompagnava

"Ora sono insieme
ci guardano
e stanno parlando di noi."


Roncalli Angelo

All'amato Papà

La tua grande mano colma d'amore
stringere la mia, piccola, piena di affetto,
condurmi sui sentieri della vita
felice di mostrarmi i frutti del tuo sudore;
tra le spighe accarezzate dal vento di giugno,
ti guardavo sparire sui rami del grande ciliegio
per cogliermi i gustosi frutti.
Eri allegro anche quando salivamo la ripida collina
e tra i filari della vite pizzicavamo acini saporiti;
pure io ero felice quando nelle fredde sere d'inverno
accanto alla fiamma del camino,
seduto sulle tue ginocchia
mi facevi saltare al canto delle filastrocche.
Erano i primi anni di vita , indelebili.
Poi la fanciullezza avvolta dalle nebbie di Milano,
ove ci trasferimmo per sudarti il pane quotidiano.
Sulla canna della bicicletta
mi portavi di via in via, di palazzo in palazzo,
sui tetti, negli abbaini, in lussuosi appartamenti,
sapevi fare tante cose e le facevi con amore;
sapevi pure che la città mi rattristava
e sognavo la campagna,
così appena potevi mi portavi al paese
per riabbracciare l'amata nonna,
correre su verdi prati con Diana,
la mia amica di gioco, la tua compagna di caccia.
Questi gli anni ove ho iniziato ad amarti.
Lasciavamo alle spalle Milano per ritornare al paese,
lasciavo alle spalle la mia fanciullezza.
L'adolescenza è l'età dei sogni,
la giovinezza l'età delle esperienze,
tempo dove i sentimenti sono celati

dal trasparente velo dell'arroganza,
ma eri certo che sarei ritornato.
Di nuovo insieme a dividere anni di gioie e fatiche
per costruire il nido dove volare con la futura compagna,
contento di vedermi volteggiare nel cielo della vita.
Il progresso mi abbagliava e nel deserto del consumismo
m'inoltravo sulle dune dei soldi e del successo,
mentre tu proseguivi a zappare il tuo orto,
a potare la vite, circondato da conigli e galline,
libero dalle catene del superfluo
felice di quello che la natura dona,
consapevole che non tutti gli anni si possono cogliere frutti.
Poi le forze lentamente abbandonarti,
desideravi avermi vicino per aiutarti,
ma le mie scelte non mi concedevano spazio
e solo qualche domenica
venivo a contemplare il tuo piccolo mondo
ed ero io, a sparire tra i rami del grande ciliegio
per coglierti i gustosi frutti:
in quel frangente di tempo, entrambi eravamo felici.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno,
il tempo è passato, lasciandoci,
tu con i tuoi settantacinque anni
pago di ciò che la vita ti ha elargito
io con i miei cinquanta anni
amareggiato del superfluo, del nulla accumulato.
Repentino il distacco,
giorni bui,
come in un film ho rivisto la nostra vita,
nel mio cuore una voragine
lasciata dalle profonde radici del tuo amore,
sulle mie labbra le parole che avrei voluto sussurrarti:
ti amo papà


Roncalli Angelo

 


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