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poesia - Centro d' Arte e Cultura La Tavolozza Sanremo
PLATANIA GAETANO

Il ritratto

Hai fermato , pittore, sulla tela improvvisata,
i tratti del mio volto.
Nel solco che lo segna
percorrendolo come un fiume secco
hai colto tempeste di inquietudini
che imperversarono sulla mia vita :
emozioni vissute,
travagli odierni,
paure del domani.
Attraverso gli occhi, la soglia dell' anima,
hai scorto l' effigie delle persone amate:
nei siti più aprichi
tutto il mio amore per essere gridato al sole;
negli anfratti più reconditi,
custodito tra parenti d' acciaio,
il diuturno dolore mai sopito
per chi divenne angelo del cielo blu.
Mai specchio,
pittore,
ebbe occhi tanto acuti
quanto il tuo pennello.
Tu hai catturato con mano provetta
anche la brezza leggera che lambiva la sera,
carezza del vento che soffiava refrigerio
su ferite mai chiuse dolenti tuttora.


Raso Ermano

 

Le finestre dell' anima

Ascolta mio dolce fiore,
tu che hai illuminato le mie notti senza stelle,
che hai fatto emergere dagli anfratti
più profondi della mia solitudine
l'alchimia dell'entusiasmo di vivere,
che hai scritto dentro di me,
con lo scalpello della tenerezza, l'amore,
che hai dipinto sulle pagine ingiallite
del mio diario infinito
cieli azzurri e sogni senza tempo,
ascoltami: non ti curare delle mie parole,
non sanno esse tessere frasi colte e accattivanti,
né posseggono il carisma del mistero
o il prestigio della seduzione
o ancora l'abilità del dire tra le righe,
e sempre accade
che tanto bramo l'avverarsi di un sogno
quanto celere pare essere il suo dissolversi,
come le note di una fantastica melodia.
Ma se vorrai guardare semplicemente
nei miei occhi
scorgerai due finestre aperte
su di un'anima senza segreti:
la via più breve per rispondere
ad ogni tua domanda.


Raso Ermano

UN GRANDE AMORE

Mi sentivo cucciolo smarrito
cullato dal mare azzurro immenso
dei tuoi occhi
dove si stemperavano le mie pene,
dopo che la goccia di veleno
stillata nel calice degli affetti
aveva permeato i miei tessuti.
Poi fu notte.
Ma tu rubasti per me arcobaleni,
il vermiglio dei papaveri,
l’azzurro dei fiordalisi,
l’oro del sole;
ed io, pittore mancato da sempre,
intinsi il pennello nella tavolozza
di quei colori pulsanti
per dire al mondo di un grande amore
come forse mai penne seppe esprimere
sulle pagine del tempo...
in un lampo infinito d’eternità.
Allora tu fosti amante, madre, mia dea.


I VENTAGLI DEL TRAMONTO

Piangono gli alberi lacrime di foglie
che hanno fatto il loro tempo.
Tra i ventagli del tramonto
un frammento di vita scompare.
Le lame di luce
che si dipartono a raggiera
dal lontano sole occiduo
paiono scandagliare il cielo
quali fari nella notte
a ricercare dimensioni ignote.
Per un attimo fuggente,
il tempo di un lampo,
catturato l’idea dell’eternità.
Attendere la sera paziente
oltre le montagne infuocate.
La notte, fucina dei sogni,
disegnerà il giorno a venire.

AL NONNO DIVENUTO ANGELO

Ti abbiamo cercato,il mattino,
nei bagliori dell’aurora,
poi il giorno, nell’oro del sole,
infine la sera, sulla scia delle rondini,
oltre l’ultimo orizzonte.
Ti abbiamo trovato, la notte,
destrieri dalle ali stanche,
tra l’argento delle stelle.
Ti abbiamo veduto, angelo,
nella tua vita splendida
rifulgere di una luce a noi sconosciuta.


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