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arte - Centro d' Arte e Cultura La Tavolozza Sanremo

CLAUDIA MOLINARO


Ad Agreste

Giovane cuore di tenera gemma
Schiudi all’aere dolce e pregnante di vita
Mostra ogni tua meraviglia a guisa di stella


Leggiadro spirito, alla danza dei giorni silente t’invita
Ma tu, deliziosa, ritrai la mano
Da chissachè intimidita

Ancora ti negherai invano?
Ancora cercherai rifugio nelle nascoste pieghe di tenero virgulto
Che più non sopporta di respirar piano?

Sveglia! Poni fine al giovanil insulto
Unisciti al core dei mobili steli
Chè gai ondeggiano al soffio del vento adulto

Vivi, verginea creatura, avvolta in cerulei veli
Sogna il rumoroso fluire del tuo inestimabil tempo
Ch’anela con me a chè più non ti celi!

Or intendo di tanto piacere
Il motivo, labbra divine, sottratte al vedere
Che lievi accarezzano membra sottese
Ad implacabil disio di tendere ad elemento sì nobile, sì cortese

Passion giammai pervase assieme animo e istinto
In estatico flusso ogn’ore spinto
Ad accrescer colmar d’anelo infinito
Fuggevol corpo intimidito, spirito tenue, per troppo sopito

E sia! Piegati entrambi a simile ardore
Fuggono il tempo, dimentichi di perdizione
D’ogni contraria pretesa simulacro d’onore

E di nulla pervasi, se non d’illusione
Antichi ricordi vanno invocando
Di teneri giorni, d’acerba pulsante emozione…

Buffa davvero la vita

Anni passati ad aspettare,
fremere, sperare

Anni battuti dal vento freddo
Di un nord desolato
Schiacciati dal peso
Di un pensiero opprimente
…Perché non mi vuole…?

Ed ecco, con un rapido scatto,
riappare
vicino, ormai, tanto da potergli parlare

Ma a che servirebbe, ora,
Che più non m’importa?
Che so, che credo, temo
Sia stata una favola, un mito
Una storia?

No questo solo farò:
In silenzio ti ringrazierò
Dei voli della mia fantasia
Del mio razional pessimismo
Di una simile, orrenda poesia

Offesi da torbido fango di strada bagnata;
Gli stessi che ieri guardavano il mondo sentendosi vivi, da tutto stupiti
Ora si volgon altrove, coperti da umida coltre, su loro pesantemente adagiata

Estranei, ormai, a ciò che di più caro ammiravano
Solo un arido cielo di pene riflettono nel pavido afflato
Di cogliere quel core ch’ostinato s’asconde nell’impenetrabil vano
Come velier che sotto l’acque sprofonda e nei secoli rimane celato

Tu, silente astro che di giorno in giorno quest’occhi illuminare solei
Per quale motivo ora ti neghi, privandomi del lor nutrimento
Rendendoti ‘sì odioso a chi da’amarti non cessa…colei

Di cui, guarda, perisce l’animo nell’asfissia del tuo serramento
Ignara della cagion che te per primo dispera e per cui si straniero sei
Amor, fonte di vita e d’indomabil tormento

Scivola lentamente gentile elemento
Disvela l’occulto tumulto
Chè giammai cagioni ulteriore sgomento

Disciogli la scorza, altico culto,
Motivo di tanto inutile vanto,
Ch’ora soffoca, schiaccia, sotterra
Il cuore in ultimo sussulto

Lava tal polverosa coltre, soffice manto,
Diventa infernale prigione, maschera impazzita
Che impedisce di librare il suo canto

Liberalo, elevalo nella tua distesa infinita
Bagna il mio spirito di leggera rugiada
Ch’io lo senta espandersi, ritornare alla vita


Claudia Molinaro



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