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CALABRESE MARIO

SOPRATTUTTO L’ESSSERE UMANO

Cammino su questa terra
con il timore di sciuparla
e, quindi, di ogni cosa
mi prendo cura;
ma, prima di tutto,
mi prendo cura dell’essere umano.


Mi affliggo per un’opera
vandalicamente sfregiata,
per un animale seviziato,
ferito o incarcerato;
ma, innanzitutto, mi affliggo
per la sofferenza dell’essere umano.


Mi prende lo sgomento
per le grandi foreste distrutte,
per le specie animali
in via di estinzione,
per la fine di molti ambienti naturali,
per il pianeta che si degrada.


Ma, soprattutto,
lo sgomento profondo,
mi prende e cresce nel cuore,
se vedo la fame nel mondo,
lo stento, le percosse, la schiavitù
e lo sterminio dell’essere umano.


AMO TUTTE LE CREATURE

Amo tutte le creature
del Mare, del Cielo e della Terra.


A una pianta, a un ramo,
a un fiore, bramo sillabare
e non di meno alle cose
che costruisco o maneggio.
Qui m’imbarazzo,mi pare
quasi stessi per cadere nel vano.


Agli animali li osservo,
dedico loro alquante parole,
ne accarezzo qualcuno meno bruto;
ma il loro imprevedibile istinto
e il loro linguaggio,
fatto di mille e mutevoli suoni,
pare celino tutti un profondo segreto,
e io, proprio a fondo, non li capisco.


Mi pongo di fronte alla natura,
mi sento parte integrante del ciclo,
di quanto la fertile Terra alleva
e delle generazioni del fondo del Mare.


Se negato mi fosse
ogni compagnia umana,
io non avrei più voce.
Come triste e tacito allora,
rimarrei, fino alla mia ultima ora.

IL FANCIULLO E LA TROMBA

S’invaghì un fanciullo d’una tromba.
Voglioso del nuovo, avido, ascoltava
lo stile sonoro d’un solista.
Per ottenerla quanti crucci si dava!


L’ottenne e subito la ripose.
La tromba nella sua custodia,
nel ripostiglio appesa,
stava triste e sola, segreta alla vista,
in un silenzio di tomba.


Si ricordò un giorno di possederla,
e per tedio o gentilezza d’animo,
si accinse a provarla.


La tromba stizzata gli cadde in testa.
Da quel giorno, quel male lo spronò,
e divenne un celeberrimo trombettista.


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