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A Luisa


2002
Acrilico



Magico
autunno


2000
acrilico



Campagna

1978
acrilico



Primavera

2002
acrilico
le 4 stagioni



Seveso

1977



Forse hai
trovato
un tesoro

1982
acrilico



Re dell'universo

2005
acrilico
cm 50 x 70



Le cubiste
dei miei sogni

2004
acrilico
cm 80 x 100



La Vergine
Bianca

2005
acrilico
cm 24 x 30

REGGINI GIUSEPPE

Dalle recensioni giornalistiche pubblicate sui quotidiani dopo la partecipazione del sanmarinese Giuseppe Reggini alla undicesima edizione del Festival Internazionale della Pittura Contemporanea di Sanremo


IL SANMARINESE GIUSEPPE REGGINI TRA GLI ARTISTI PREMIATI

Grande eco ha avuto sui media nazionali la manifestazione di Sanremo giunta ormai alla undicesima edizione. Alla Cerimonia di Premiazione della Rassegna, alla quale hanno partecipato le Autorità della Regione Liguria, della Provincia di Imperia e del Comune, numerosi sono stati gli amatori ed i collezionisti richiamati dalle opere in esposizione. Dopo gli interventi delle Personalità – tra le quali molto interessanti le affermazioni di concreto appoggio all’iniziativa dell’Assessore di Sanremo Vincenzo Lanteri – abbiamo colto, nelle parole del Presidente della Giuria, il critico e storico d’arte dott. Vito Cracas, il vero significato della manifestazione che vuole sempre più essere un punto di riferimento dell’arte contemporanea nel contesto di quella europea ed il duro lavoro di selezione nella scelta delle opere più significative tra le molte presentate dai numerosi artisti partecipanti, con le diverse tecniche, alla valida rassegna di fine anno. Tra le tante presenti hanno avuto notevoli e grandi apprezzamenti le opere presentate dal noto artista che opera nella Repubblica di San Marino, Giuseppe Reggini. Una in particolare ha attratto l’attenzione di molti, ivi compreso il Presidente della Giuria del quale abbiamo gradito conoscerne il pensiero:
- Dott. Cracas perché la incuriosisce quest’opera dal titolo enigmatico “pioggia di luna”?
- Il desiderio atavico di ogni essere, che vede nella luna la compagna alla sua solitudine, è quello di ritrovarsi nelle fantasie animate dalla sua donna ideale, vagheggiate nell’infanzia e sviluppate nei desideri dell’età matura. Questo pathos esternato con suadente cromatismo, nel rivelare la propria intimità, comunica l’ immediato impatto nella realtà virtuale che ciascuno si costruisce: un rifugio in cui è piacevole potersi ritrovare.
- La tecnica preferita, non consueta, aiuta o dissuade?
- Al primo impatto può anche disorientare perché non si è adusi al linguaggio personalizzato da Reggini che si serve della diversità delle tonalità nelle pigmentazioni adoperate per esacerbare la lussureggiante e rigogliosa natura per poi, per l’evidente contrasto nelle raffigurazioni dei diversi atteggiamenti del prototipo donna, scomporle per dare quasi la sensazione tattile della variegata e poliedrica personalità che avvince e frastorna il richiamato compagno del suo peregrinare.
- Un contrasto voluto o casuale?
- Evidentemente voluto in quanto riesce a rendere partecipi i patemi dell’essere in un linguaggio proprio, sempre più raffinato e duttile nell’elaborazione personale, che fa incentrare l’attenzione sui contenuti espressi in forma di impatto immediato su cui si ritorna riflessivamente.
- Reggini si compiace della sua tecnica?
- Il crogiolarsi nelle proprie sperimentazioni è tipico di chi non ha idee chiare e si sforza di attrarre l’attenzione con espedienti. Per Reggini è vero il contrario: si serve di tentate esperienze, sperimentate e rielaborate in una impaginazione figurale movimentata dal contrasto visivo della linea tondeggiante, allungata nelle fluenti chiome, con quella squadrata delle tessere cubiche, diversificate da studiate affinità tonali, in una caleidoscopica mescolanza che fà avvertire inusuali sensazioni ai messaggi insiti espressi dalle sue donne che evidenziano particolari stress esistenziali in una spazialità onirica e fantastica. Le sue composizioni sono storie di tensioni latenti di cui visualizza particolari fotogrammi pescati nel subconscio: un moderno e razionale linguaggio artistico capace di attrarre la distratta attenzione facendo seguire all’impatto piacevole meditate impressioni.
- Stando a quanto lei afferma si è in presenza di una nuova via nell’arte?
- Nell’arte non vi sono strade nuove o vecchie ma esperienze valide, collegate ai tempi vissuti, interpretate da artisti che con sensibile razionalità li evidenziano nel loro linguaggio consono agli addetti che si sforzano di farli recepire meglio dopo il comprensibile impatto emotivo. Reggini, nel perseguire la sua ricerca, è tra questi. Il tempo, galantuomo, ne attesterà la valenza.
Nel ringraziare il noto critico per la disamina che ci aiuterà molto a comprendere i nuovi “linguaggi dell’arte contemporanea” e tra i quali – come afferma il Presidente della Giuria – vi è quello di Reggini, si può affermare che la manifestazione sanremese, nell’evidenziare le nuove promesse dell’arte contemporanea, aiuta quanti amano le arti visive a comprenderne i risvolti favorendo in tal modo il vero collezionismo e quanti vogliono avvicinarsi all’acquisto di valide opere d’arte”.

DEDICATO A GIUSEPPE REGGINI


Visionando i lavori di Giuseppe Reggini si coglie immediatamente la novità del linguaggio figurativo di un artista potente e sognatore che usa il vigore del colore e la lucidità quasi metafisica della tessitura, per realizzare elaborazioni cariche di desiderio e di pathos.

Lo stile sicuro, inconfondibile, mai esitante, si destreggia fra astrazione geometrica e figurazione tramite un suo curioso procedimento che seziona e sfaccetta talvolta il centro intorno al quale è costruito l’insieme dell’opera, altre volte un particolare quale può essere un uccello che vola tra i rami scheletrici di alberi che si stagliano su uno sfondo acromatico o una minuscola donna che si perde nel sogno di un paese sospeso nel vuoto o ancora una minuta porzione di campo della quale emergono fiori che copiano la policromia delle celle da cui si alzano; è questo un primo”fil rouge” che lega la sua produzione artistica: così l’artista partendo da immagini che attingono da una realtà mediata da uno spirito romantico e sognatore riesce a sottrarsi a quanto una storica consuetudine ha fatto corrispondere con la tradizione figurativa per approdare a una personale rielaborazione dei principi geometrici nella quale la forma viene scomposta come le case di una scacchiera variopinta senza però che mai sia persa di vista la preminenza della figura.

Questo suo modo di fare pittura si arricchisce delle ricerche dei contrasti tra colore e luce, tra forma e spazio con risultati tali da implicare effetti visivi che attirano immediatamente con curiosa attenzione e comunicano al fruitore, sia occasionale che professionista, la tensione creativa attraverso un copioso impianto cromatico. Proprio per questi caratteristici interessi di ordine ottico che affiorano dalle sue creazioni, nelle quali il legame tra lo spazio e la luce appare essenziale, la sua pittura coniuga raffinatezza e composizione geometrica in una intelaiatura strutturale tale da esaltare una sempre più serrata sintesi dei fattori espressivi, una sobria e rigorosa selezione dei valori ed evidenziando una ferma concentrazione sui valori essenziali di grande efficacia emozionale in un processo che rientra appieno nella situazione culturale di quelle nuove indicazioni che furono avanzate per mostrare alla pittura nuove soluzioni visive nell’evolvere del dibattito apertosi tra astratto e figurativo. Dal fermo carattere dell’artista deriva la continuità delle sue esperienze, mai influenzate dall’effimero delle mode, ma sempre fedeli ad una concezione estetica dalla quale scaturiscono vigorose suggestioni etiche e profonde emozioni che una sana e spontanea carica di poesia traduce in forme geometriche vivacizzate all’interno dalla comparsa di simboli primordiali.

La sua evoluzione artistica rivela un percorso assai interessante che si espande da immagini basate su linee e colori quali strumenti rivelatori di profonde emozioni a paesaggi che assumono un chiaro significato di spazio partendo da distese nelle quali le macchie di colore dei fiori accendono il verde e il bruno della terra, passando per prati verdi dai quali svettano alberi frondosi divenendo, attraverso una progressiva semplificazione che accentua i caratteri essenziali, testimonianze della memoria ingabbiate nella incantata scacchiera del tempo rivelando così una chiara discendenza dai padri dell’astrattismo modulata però, da una regola del tutto autonoma e personale. Sono alberi, i suoi, che non vengono celebrati nei loro aspetti stagionali, ma per lo più si ergono sottili nei tronchi, con scarsi rami spogli che si stagliano su uno spazio indefinito percosso dalla sferza del fulmine oppure dominato da un astro egoista che non illumina la scena, ma luce solo per sé stesso. Indubbiamente questa immagine ricorrente è la nitida traduzione in forma visiva dell’interiorità dell’artista, di un ideale pulito che non lascia spazio ad equivoci evocando il fascino del silenzio e della solitudine e reminiscenze di atmosfere vagamente surreali.

Un secondo “fil rouge” che non può assolutamente passare inosservato è l’elemento femminile che ricorre in buona parte della sua produzione, ma non viene logorato in un facile pittoricismo bensì diventa occasione di ricercate semi-astrazioni ben indirizzate verso una definizione essenziale della realtà attraverso l’individuazione dei valori lineari, plastici e espressivi del corpo femminile che acquisisce accezioni pure e metaforiche che ne trascendono l’esistenza terrena e mirano esclusivamente ai contenuti invisibili che esso comporta.

Giuseppe Reggini possiede tutta la stoffa per trasferire sulla tela i caratteri espressivi dell’essenza femminea con una sorta di estasi contemplativa: buon gusto, fervore, estro, si accompagnano alle qualità tecniche cui si sommano innate propensioni poetiche; con un raro senso grafico modula il colore con astuzia e rivela un temperamento tonale che felicemente si sposa con il vigore lineare. L’ artista utilizza il nudo femminile con una calda sensualità del tutto scevra da torbido voyeurismo: il suo scomporre la figura in un mosaico geometrico di tessere policrome vela la crudezza della nudità in un inusuale contrasto con la fluidità e la naturale sinuosità del corpo femminile; la morbidezza ed il fluire delle lunghe chiome conferisce a quei corpi ora distesi, ora sognanti, ora contemplativi; una dimensione impalpabile che richiama alla memoria simbologie dimenticate o volutamente sepolte nell’inconscio. La donna: custode della vita, strega che uccide; angelo della casa, demone tentatore che si intrufola nei cuori per disunire; virgineo ideale ispiratrice di artisti e poeti, laida mercificatrice del proprio corpo sono sfaccettature contrapposte di una stessa pietra, luminose e brillanti da un verso, oscure e torbide dall’altro che attraggono e spaventano nel contempo l’animo dell’ artista e quei tasselli caleidoscopici sono proprio il mezzo che l’artista usa per donare forma ed immagine a questi pensieri, a queste emozioni che lo sconvolgono. La donna che ammalia dell’uomo, la donna che sottomette l’uomo, la donna che si appropria dello spirito vitale dell’uomo e lo svuota: sono le paure primordiali del maschio, retaggio atavico che si personifica nella figurazione, anch’essa atavica, della donna che si accompagna al serpente.

Ma la dolcezza dell’arte dona pace al cuore turbato e allora ecco che la donna ritorna eterea, simbolo che si rinnova nella memoria con l’ abbandono ai più dolci ricordi, trasferito in opere che sono la proiezione di un sogno sospeso in una dimensione immateriale, in uno spazio indefinito permeato di un vago appannamento dorato ove il colore viene ridotto in polvere di stelle che intride e impasta in una penombra rarefatta e ignota nella quale il pittore vive le proprie percezioni e rintraccia le motivazioni della sua poetica.

Ed è così che, unendo tecnica e cuore, Giuseppe Reggini ha assunto una sua inconfondibile fisionomia che gli ha permesso la caratterizzazione di un linguaggio, il raggiungimento di uno stile fatto di illusioni strappate ai sogni.


Mario Saccoccia


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INSERITO IN LINEA IL: 02/08/2004
SCADENZA PROMOZIONE IL: 02/08/2005




Belle e
diaboliche

2005
acrilico
cm 50 x 70





Gesù Cristo
...colui che è

2005
acrilico
cm 24 x 30



La fantasia
è magia

2005
acrilico
cm 80 x 100



La mia Fantasia

2005
acrilico
cm 50 x 70



La collina
dei miei desideri

2005
acrilico
cm 80 x 100



La magia
continua


2004
acrilico
cm 80 x 100



L'Arcangelo
di Dio

2005
acrilico
cm 50 x 70