
AMELIA MORETTI
La
storia di unartista
Amelia
Moretti è nata a Novi di Modena il 27 luglio
1932. fin dai primi anni della sua giovinezza, trascorsi
in un lembo della pianura emiliana assai prossima
al mantovano ( il padre Vero era originario di Moglia
di Mantova) dimostrò una spiccata estroversione
e unaltrettanto spiccata inclinazione verso
tutto quanto era forma, materia, colore e disegno.
Alletà di tre anni, con il papà
e la mamma Anella, si trasferì a Novellara
(Reggio Emilia), antica Contea gonzaghesca e terra
natale di uno dei più grandi ed enigmatici
pittori del Cinquecento Italiano: Lelio Orsi.
Quasi per un segno del destino, proprio a Novellara,
la pittrice cominciò a tracciare quei primi
scarabocchi che costituivano la disperazione del nonno
materno Arturo Ottaviani costretto, negli assolati
e afosi pomeriggi estivi, a ripulire i muri esterni
della casa, imbrattati dalla scatenata
vena artistica della bambina che usava
già, con estrema facilità e libertà
espressiva, materiali poveri quali i carboni del focolare
e la creta.
Disperazione per il nonno, ma anche fonte di grande
soddisfazione per la nonna materna Oriemme Frigeri
che, forse presaga del futuro di quella bambinetta,
la assecondava nella sua passione per la grafica e
la ceramica.
Proprio alla ceramica, o per meglio dire ai primi,
fanciulleschi tentativi di plasmare con le proprie
mani forme precise, quasi vive, si riallacciano i
fili della memoria dellartista che ricorda come
nei caldi pomeriggi estivi durante i quali i cuginetti
cercavano ristoro allombra degli alberi sotto
ai quali continuavano a giocare, ella, per nulla distratta
o attratta dal loro allegro e spensierato vociare,
si incamminava nei campi alla ricerca di materiali
nuovi da poter plasmare nelle forme che le suggeriva
la sua fervida immaginazione. Materiali che trovava
nei fossati delle risaie.
Lattenta osservazione della natura la portò
ad individuare diversi tipi di creta, che permettevano
soluzioni originali ed erano più o meno malleabili,
come pure rilevò che lessiccazione delle
forme così modellate (bambole ed oggetti di
varia natura) in luoghi ombreggiati e leggermente
ventilati portava ad unessiccatura senza spaccature
o fessurazioni.
I periodi trascorsi a Novellara sono considerati come
i più felici e sfrenati. Trasferitasi a Torino,
frequentò un asilo montessoriano dove si permetteva
ai bambini di esprimersi anche attraverso luso
della grafica e del colore. E proprio in questo stimolante
ambiente educativo venne a contatto con linfinito
mondo del colore, che le ha sempre dato, fin da quei
lontani anni, un senso di gioia vera e profonda.
Le infinite distese della pianura emiliana, tuttavia,
erano rimaste indelebilmente impresse nel suo animo
e la loro lontananza si tramutava in una sottile melanconia
che si trova ancora nelle sue prime opere dAccademia.
Solo le vacanze estive riuscivano a restituirle la
gioiosa libertà di correre nei campi e nei
prati fioriti.
Per tutto il periodo delle scuole elementari è
continua la ricerca della figura a costituire il tratto
dominante nei disegni della bambina Moretti.
Anche per lei la guerra rappresentò un momento
di svolta. In senso positivo però, perché
a Piossasco, cittadina a pochi chilometri da Torino,
in un paesaggio del tutto nuovo e ai piedi delle prealpi,
iniziò a soffermarsi con maggiore attenzione
sui particolari della natura. Foglie, fiori, piante,
insetti, piccoli animali popolano i suoi disegni,
mentre gli ampi spazi e gli infiniti scorci del paesaggio
montano, così sconfinato, troppo vasto per
essere racchiuso in un piccolo foglio sembrano quasi
spaventare Amelia che ne rifugge.
Per una fortunata circostanza, proprio a Piossasco
era nato Alberto Carpinello che molti anni dopo sarebbe
divenuto suo marito.
Bambina
dalla spiccata personalità, in quegli anni
seppe far tesoro dei consigli di papà Vero
su come riconoscere le diverse durezze delle matite
e su come usarle per ricavare sfumature in bianco
e nero. Ma, come suo solito, non si limitò
a seguire alla lettera i consigli, ma provò
a trovare strade originali. Caratteristica questa,
la ricerca costante delloriginalità,
e di nuove strade espressive che è da sempre
una delle qualità principali (una dote preziosa,
si può ben dire) di Amelia Moretti pittrice.
Accostatasi allacquerello ne fece il tramite
ideale per decorare e completare i suoi disegni.
Grazie al regalo di un cugino materno che, giunto
a Torino in viaggio di nozze, le regalò la
sua prima confezione di colori ad olio
alla giovanissima Amelia si schiudevano nuovi orizzonti
cui ella si accostò con grande slancio ed entusiasmo.
Ma questo traguardo raggiunto non significava il termine
di quellinesausta e inesauribile voglia di ricercare
e di conoscere che la aveva animata fin dalla sua
più tenera età.
Altre tecniche furono esplorate e un posto del tutto
particolare lebbe luso del gessetto, sia
bianco che colorato, che aumentò in lei sempre
più il desiderio di dipingere su tela: un sogno
ormai vicino ad essere realizzato.
Conseguita la maturità magistrale e la maturità
artistica, viene ammessa allAccademia di Belle
Arti di Torino, scegliendo come maestro
colui che sarebbe diventato uno dei più grandi
interpreti della pittura italiana del secondo dopoguerra:
Felice Casorati.
Furono due anni di grandissima applicazione, sotto
la guida di Casorati che seppe accogliere la potenzialità
della Moretti, il suo sentire artistico, la sua esigenza
di uscire dalle costrizioni imposte da rigorosi formalismi
per esprimersi compiutamente seguendo le sue naturali
inclinazioni. Il maestro era solito dire: Tu
non cerchi di imitare le mie tonalità di colore
come fanno gli altri miei allievi. Tu hai un carattere
forte e poi
sei emiliana ed è giusto
che tu faccia i colori che senti
.
Forse mai parole furono più profetiche e penetranti.
Maestro nel senso più alto e pieno dl termine,
Casorati aveva saputo accogliere appieno le caratteristiche
profonde della pittura di Amelia Moretti, la sua inestinguibile
esigenza di uscire dalle costrizioni di rigidi schematismi.
La lunga tradizione artistica emiliana, che nei nomi
del Correggio, dellOrsi, del Guercino, del Reni
e dei Carracci ha trovato nei secoli la più
alta espressione, ha costituito una sorta di patrimonio
genetico che la nostra pittrice ha saputo far vivere
e rivivere secondo le corde del suo sentire, della
sua innata sensibilità.
Il biennio del magistero di Felice Casorati si concluse
allorché il grande Maestro divenne Presidente
dellAccademia, non potendo più tenere
la sua cattedra.
Amelia Moretti scelse dunque di completare gli studi
sotto la guida di Francesco Menzio che, tuttavia,
le impose un più rigido e limitante rigore,
non lasciandole quella libertà interpretativa
e coloristica che Casorati le aveva concesso.
Lultimo anno del corso allAccademia la
vide frequentare anche la Scuola di decorazione per
apprendere (ecco un nuovo segno dellimpeto artistico
che sempre ha pervaso la vita e lattività
della Moretti) i segreti dellaffresco, dato
che aveva avuto lincarico di restaurare di restaurare
una piccola parte della Madonna della Fossetta,
situata sul muro absidale dellomonimo santuario
mariano di Novellara.
Una profonda crisi personale la tormentò per
alcuni anni. Anni durante i quali la sua pittura,
sulla quale ella aveva riversato tutta la passione,
si connota per il ripetersi costante, quasi ossessivo,
di figure ripiegate su se stesse. Si tratta quasi
sempre di nudi di donne: un messaggio crudamente esplicito
(almeno per quanti più erano vicini allartista)
del profondissimo travaglio interiore. Nelle figure,
nelle loro membra ripiegate (ma non deformi o contorte),
si riflette la profonda, per quanto rassegnata, malinconia
che invadeva ormai Amelia Moretti.
Ma
dopo la tempesta, la quiete raggiunta nella serenità
della famiglia, allombra della quale ritrovò
quella serenità che via via emergeva dai suoi
paesaggi, dalle marine, dai caldi colori delle sue
nature e composizioni di fiori.
Fin dal 1975 ha lavorato intensamente a pennello,
maturando una tecnica del tutto particolare. Mettendo
a frutto la profonda conoscenza degli strumenti e
delle metodiche, ha perfezionato una sua personalissima
e del tutto particolare sovrapposizione di velature
di colore che impreziosiscono le sue opere e ne costituiscono
anche la firma.
Purtroppo, nel 1975 nel pieno di una carriera ricca
di grandi affermazioni e soddisfazioni (le numerose
mostre in Francia in Grecia e in altri paesi europei,
nonché in Italia ne avevano decretato il pieno
successo di critica e di pubblico), Amelia Moretti
subisce un delicato intervento chirurgico. Lesito
è felice ma gli effetti dei solventi utilizzati
per la diluizione dei colori ad olio ne sconsigliarono
luso.
Per un pittore che aveva fatto della pittura ad olio
il suo mezzo espressivo privilegiato avrebbe potuto
essere la fine. Ma ancora una volta, Amelia Moretti
ha tenuto fede al carattere forte e intraprendente
che fin da bambina aveva dimostrato.
Abbandonata la pittura a pennello, dalla fine degli
Anni Settanta si è dedicata, con sempre maggiore
successo fino ad raggiungere una tecnica eccelsa,
alla spatola, che le consente di non diluire un colore
che man mano diviene sempre più denso, più
corposo, più materico, meno velato, ma anche
più immediato.
Ancora una volta, nella vita di Amelia Moretti pittrice
un ostacolo si è trasformato in uno stimolo
ulteriore, fortissimo a vincere le avversità,
a superare una barriera che sembrava insuperabile
e a raggiungere nuovi traguardi.
A quando i prossimi?
Gabriele
Fabbrici Direttore del museo civico di Correggio
Da
Casorati a Menzio
i
colori emiliani di Amelia Moretti Carpinello
Giardino
della memoria di intensa quotidianità di Stefano
Luppi
Lopera
di Amelia Moretti è un colpo di coda dellilluminismo
nellarte: vagheggia infatti il ritorno ferreo
a uno stato naturale inteso come uso di
tecniche classiche, dalla pittura a olio, allincisione,
al disegno a matita e carboncino, alla ceramica. Rafforzato
in ciò da soggetti che hanno attraversato i
secoli della storia del panorama visivo: dalle nature
morte di frutta, caraffe, bicchieri e altri oggetti,
ai vasi di fiori, ai ritratti e alle figure. Dopo
la sbornia di tanti, troppi, concettualismi basta
sentirla parlare, nellintervista che segue,
del suo lavoro per rendersi conto di come per certi
versi essa richiami il mito illuminista de LEnfant
sauvage, straordinariamente rappresentato da Francois
Truffaut in un film del 1970 dove si mette in immagini
il rapporto scientifico che Jean Itard stilò
per Société des observateurs di Francia
alla fine del Settecento.
Amelia Moretti contribuisce quindi oggi di suo, nelle
vesti di un redivivo dottor Itard, a riportare larte
(il ragazzo selvaggio) alluniverso civilizzato,
alla sua grande storia. Non poteva del resto essere
altrimenti, visto che tutta la sua vita artistica
ha radici in modelli di scrittura per immagini molto
ancorati al figurativo. La moretti infatti si forma
allAccademia Albertina di Belle Arti di Torino
città che nella prima metà del
secolo si caratterizza per la presenza di intellettuali
e scrittori di altissima caratura, primo fra tutti
Piero Gobetti dove ha come docente di pittura
Felice Casorati (1883-1963) e successivamente, quando
questultimo viene eletto direttore dellistituto
nel 1952, Francesco Menzio (1899-1979).
Naturalmente la giovane allieva è influenzata
a lungo dagli insegnamenti di entrambi i maestri.
Osservando le sue tele di juta o canapa dipinte a
partire dagli anni cinquanta non si può non
notare unaderenza entusiasta alla pittura di
Casorati , trasferitosi a Torino subito dopo la fine
della Grande Guerra e ormai notissimo. La classicità
casoratiana che si distacca dalle formulazioni troppo
primitive di Valori Plastici è
caratterizzata da un severo controllo intellettuale
della forma che sulla tela viene evidenziato da una
spazialità molto lineare e orientata al primo
piano. Le nature morte della Moretti si mantengono
in questa direzione pur essendo caratterizzate, anche
quelle dei decenni seguenti, dalla presenza di numerosi
oggetti frutta, fiori, ciotole, caffettiere,
piatti quando il maestro tendeva invece a posizionare
poche forme nello spazio definito. Ciò dà
alle nature morte di Amelia un respiro
senza dubbio elevato, grazie anche ai colori utilizzati,
spesso accesi e dai toni vibranti con lo stesso mèntore
che, negli anni di insegnamento, si accorse di questa
qualità della ragazza tanto da etichettarla
come lEmiliana, come Lunica allieva
che non cerca di imitare le mie tonalità di
colore
Tu sei emiliana ed è giusto che
tu faccia i colori che senti
. Restando
ai colori, ora luminosi ora più attenuati,
forse si può chiamare in causa laltro
docente, Menzio, anche se osservando attentamente
la costruzione dello spazio e lassemblaggio
di diversi punti di vista prospettici e differenti
forme primarie degli oggetti non si può tralasciare
di nominare il padre della pittura moderna, il francese
Paul Cèzanne. Il ricordo di Casorati è
a nostro modo di vedere più presente nella
serie più felice di Amelia Moretti Carpinello:
le Evoluzioni degli anni settanta che lanno
portata ad esporre in Grecia, Francia, Inghilterra
ed altri paesi europei. Esse rappresentano il momento
clou della sua ricerca artistica in quanto evidenziano
uno scatto verso lalto nel processo
di costruzione del disegno e dei volumi corporei.
La tendenza a rappresentare le figure femminili in
posizioni contorte e sovrapposte, intersecate, caratterizzate
da una linea che si contorce su se stessa diventando
dinamica, permette di analizzare il rapporto che si
crea tra corpo e luce, tra colore e forma (alcuni
dipinti di Casorati, come Le tre sorelle 1947 possono
essere considerati testi di riflessione per la Moretti
in questo contesto).
Ma al di là dellanalisi delle singole
opere- bisognerebbe citare anche le serie dei paesaggi
di gusto impressionista e cèzanniano, dei fiori,
oltre ai disegni e alla grafica, tutto materiale esposto
nella mostra della sala Ferraresi ciò
che importa nella definizione critica di questa valente
artista che oggi ritorna a casa è,
come detto, il suo rigore nellimpostazione figurativa
e la sua sicurezza esecutiva mai venuta meno neppure
in questi ultimi anni di minor lavoro a causa di una
delicata operazione chirurgica che lha costretta
a non utilizzare più i solventi della pittura
ad olio e a passare alla spatola. Oggi quindi la materia
sulla tela si è fatta più grassa, forse
meno poetica ma senza dubbio più immediata.Le
tematiche invece sono rimaste le medesime di sempre
con un lirismo pacato e toni modulati sul binomio
forma-natura che si materializza in soggetti legati
alla vita della pittrice, dagli oggetti delle nature
morte, ai ritratti delle persone care, ai fiori dei
suoi campi. Siamo davanti a un giardino della memoria
di intensa quotidianità assurta a modello..
Stefano Luppi
pittrice
essenzialmente verista con notevoli venature impressionistiche,
la Moretti ha conservato per un lungo periodo la lezione
casoratiana , nella solidità dei volumi, sia
nelle figure che nelle composizioni di nature morte,
evolvendo tuttavia con estrema prudenza negli ultimi
anni verso una più sciolta ricerca formale.
La serie delle <Evoluzioni> costituisce infatti
un passaggio assai elaborato nellanalisi del
processo di formazione del disegno e dei volumi. Alla
ricerca impressionistica dei rapporti tra corpo e
oggetto e luce, in altre parole, la Moretti è
andata via via sostituendo una sorta di fermata sulla
linea pura che la pittrice studia in tutte le sue
variazioni dinamiche. Osservando le sue tele dal 60
al 70 verrebbe da pensare che si tratti di una
tappa obbligata dalla quale doveva per forza di cose
passare. Già nelle nature morte, infatti, i
volumi precisi, distaccati degli oggetti, dei frutti,
delle piante, nei quali la memoria di Casorati era
ben presente, erano come dispersi in patine di colore
che attenuavano fortemente i contorni. La Moretti
ne ha conservato il disegno abbandonando tuttavia
a poco a poco la sostanza fisica per recuperare, come
dal fondo del colore stesso, linsorgenza materiale
dei corpi. In questa ricerca i giochi di opposizione
e contrasto tra luci e ombre, tra atmosfera di sfondo
e presenze figurali, si attenuano fortemente dando
luogo ad un unico rapporto tra la dinamica delle linee
e lespandersi del colore. Lirismo pacato, surrealismo
appena accennato, musicalità essenziale nella
modulazione dei toni e del disegno o impressionismo,
sono le svariate attribuzioni che la critica ha assegnato
alla pittrice modenese. Inconfondibile parrebbe, invece,
nella Moretti un gusto assai marcato per la composizione
ad arazzo dove le figure sono collocate come tenendo
conto dei movimenti del drappeggio e della fissità
che il ricamo dovrà attribuire ai corpi e alle
linee: un contrasto che la pittrice risolve nella
progressiva mobilità dei corpi che sembrano
assommarsi luno sullaltro da sfondi irraggiungibili.
Figure ed oggetti, composizioni e nature morte,
nella Moretti continuano ad avvicendarsi nel modo
più persuasivo e coerente, come di chi naturalmente
portato a far poesia, vi sappia aggiungere uneffusione
pacata e umana, a tutti accessibile benché
raffinata. Inconfondibili e grate ad ogni incontro
certe sue opere, concepite e realizzate come ununica
intensa lirica, dove locchio trascorre dalluno
allaltro oggetto, come guidato e come deliziato
da un ritmo occulto,da una musicalità indefinibile
.
Giorgio Castagno
Amelia Moretti Carpinello
Immagini nello spazio
La
pittura di Amelia Moretti Carpinello è da sempre
il frutto di una misurata e rigorosa impostazione
figurativa, non priva, in taluni casi, di una simbolica
interpretazione delle sinuose figure femminili. Un
dettato, quindi, che si snoda attraverso una controllata
resa delle immagini, una sottile sensibilità
che le permette di trasmettere il fascino di un colore
acceso e vibrante, una intrinseca capacità
di trasferire nei quadri il senso più intimo
e profondo dellesistenza con le quotidiane angosce
e le mai perse speranze, con il dolore di vivere e
la sottesa inquietudine di una società sempre
più legata alla civiltà industriale
avanzata. Si tratta, perciò, di una elaborazione
pittorica dove appare evidente, almeno nelle opere
dei primi anni, la severa impostazione di Felice Casorati
e la poesia delle composizioni di Francesco Menzio,
entrambi suoi insegnanti allAccademia di Belle
Arti di Torino, che si fondono in una rappresentazione
estremamente calibrata e meditata. In tale angolazione,
si delineano tavole nelle quali ogni oggetto,
ogni vaso di fiori, ogni canestro di frutta, diventa
lelemento essenziale di una piacevole visione
delle cose che ci circondano e ci appartengono con
le loro ben articolate forme. La Moretti è
artefice di un dipingere limpidamente definito, risolto
con un segno nitido che circoscrive ed enuclea dal
fondo fichi e gialli limoni, conchiglie e tazze, bottiglie
e paesaggi di un verde intenso. E sono proprio le
nature morte uno dei momenti più suggestivi
dellimpegno della pittrice, di quel suo incessante
ripercorrere gli itinerari di un profondo amore per
il vero, per una realtà colta con
minuziosa precisione, con quella serenità dinterpretazione
che conferisce alla raffigurazione una determinante
classicità. Vi è nellopera
della Moretti Carpinello una sicurezza esecutiva che,
in ogni caso, contraddistingue limpianto dei
quadri ad olio, degli acquerelli, dei disegni e delle
ceramiche. In questa direzione, si delinea lampia
produzione di questa artista che per alcuni anni,
causa una malattia, ha ridotto la sua attività,
in particolare la presenza nelle rassegne che consentono
ad ogni operatore del settore di mettere in luce il
proprio lavoro. Al di là di questa osservazione,
si deve dire che pur in questa dimensione, limpegno
della Moretti non è mai venuto meno nel tempo,
come si può vedere sfogliando le pagine della
sua monografia. E sono pagine di una storia che,di
volta in volta, si stempera nel silenzio dello studio,
nellattesa di un momento di ispirazione, di
raccolta meditazione, di analisi intorno ai valori
dellarte, che ha trascritto e trasmesso in quei
libri che ha pubblicato per la scuola superiore. Un
piatto di frutta, una composizione floreale con sullo
sfondo un paesaggio di sapore rinascimentale, un viso
di ragazza permeato dai turbamenti delletà,
racchiudono il senso dellumana esistenza, il
rinnovarsi delle stagioni, la straordinaria energia
che trasforma il fluire dei giorni in un evento, in
un percorso, in un itinerario di libertà volute
e conquistate. Lo studio della pittrice diviene, pertanto,
il luogo dellincontro tra i vari aspetti di
una rivisitazione della natura che appare il risultato
di una pennellata sostenuta da un colore intessuto
di luce.Un colore che sottolinea limmagine di
una donna colta nei più diversi atteggiamenti:
tra introspezione e solitudine, tra inespressa passionalità
e gioia di vivere. Una donna vista con profondo amore,
ritratta seduta e in piedi, distesa e con il capo
reclinato, talora persa in pensieri che sembrano annullare
ogni altra azione o desiderio o incontro. E in questo
continuo dialogo tra la Moretti e il proprio mondo
interiore,tra la delicatezza delle fanciulle e lo
spazio circostante, si chiarisce lessenza di
un dipingere dalla personale identità, ricco
di riscontri con lambiente e, contemporaneamente,
al di fuori di ogni precostituita corrente
espressiva, di ogni adesione alle esperienze e alle
avanguardie del secondo Novecento, di ogni incomprensibile
linguaggio. Il suo discorso, come abbiamo più
volte accennato, si colloca nellambito della
pittura tipicamente figurativa. Una pittura che prende
forma mediante un disegno nitido, incisivo, immediato
nel suggerire un profilo di ragazza o di un declivo
collinare, una corolla aperta al sole o il verde splendente
di un prato. Sono soprattutto le composizioni di frutta
e fiori che rappresentano il corpus principale
di un dipingere che in un prossimo futuro potrà
trovare nuovi approdi in mostre personali, in manifestazioni
che le permetteranno di stabilire un ulteriore contatto
con il pubblico, con quanti amano collezionare quadri
come quelli della Moretti Carpinello piacevolmente
rasserenati.
Angelo Mistrangelo
La sua poetica è rimasta fedele a forme naturali.
Una grafia sicura, netta e vigorosa, una coloristica
smagliante seppure pacata quasi la fusione dellindole
così vivace della sua terra natia e quella
moderata della terra in cui vive. I suoi ritratti
non nascondono lintrospezione dei personaggi
rappresentati e si stemperano su un fondo di paesaggi
leggermente fantastici, quasi la Moretti colta dal
pudore della cruda verità volesse un poco ingannare
losservatore. Le sue nature morte, vivaci, abbondanti
sono un inno alle cose buone della terra, esprimono
un interiore felicità di rappresentare quanto
la natura ci offre. E proprio questo compiacimento
naturistico ci appare nei suoi nudi la cui crudezza
grafica contrasta col le tonalità di colore.
Ai nostri giorni una giovane pittrice che non si compiaccia
di elucubrazioni contenutistiche è cosa rara,
tanto che, se alcune remore possiamo fare per certe
sue reminiscenze scolastiche, non possiamo che sperare
in una completa maturità personale che la sua
pittura sicuramente ci propone.
Andrea Fusco di Francavilla
Amelia
Moretti Carpinello prosegue, con bella coerenza, la
sua pittura di nature morte e figure: ariosa, felice
interpolazione di elementi pittorici che in lei mantengono
la compostezza, la solare plasticità del pieno
giorno delleredità classica. Questo per
dire delle componenti più immediate. Ma chi
la segue da anni non può sfuggire la tensione
evolutiva di questo mondo sempre in sé confermatesi
e sempre sul punto di spezzare certo delicato equilibrio
della sua natura-forma, e ciò non per scarti
di tipo espressionistico o gergali, bensì per
quel bisogno che nella Moretti Carpinello è
proposizione di poesia: immettere nel quadro il lievito
delizioso del suo senso (da una parte) e liberare
(dallaltra) di concretezza e di peso i bei volumi
che esso le suggerisce. Equilibrio, dicevamo, quasi
sempre raggiunto ma nello stesso momento inquietante,
riecheggiante non si sa quale precarietà, in
virtù e solo in virtù del colore, che
la Moretti C. attinge nella delicatezza dellanima
sua e stende sulle tele con effetti discorsivi e significazioni
alte. Alludiamo, per intenderci, ai suoi
gialli- verdi dominanti e raffreddanti, alla materia
magra della tavolozza. In altri casi, la diversificazione
tra lovvio della figuralità fine a se
stessa (ovvero grave e statica, come può essere
quella delle meravigliose zucche) si affida al contrasto.nascono
così le nature morte con figure, per lo più
riproponesti il nudo assoluto di snelle e mobili ragazze,
a cui la non casuale presenza di un canestro di frutti
o di un trofeo di ortaggi conferisce felici consonanze,
non meno che sognante estraneità.
Gente Nostra, 1969
Il
giardino del silenzio
In soffitta ci sono le cose che non servono
più, i piatti con il bordo corroso, scheggiati,
le caraffe con il becco rotto, le pantofole in disuso,
ma cè soprattutto la polvere degli anni,
che si accumula, forma uno strato consistente: con
un soffio la potresti dissipare, ma sempre una sottile
pellicola resta, quelle vibrazioni il cui seme sta
nei sentimenti, nel lirismo che sgorga dallintimo
dellanimo e sosta sulla tela, sul cartoncino.
E il luogo della memoria che Amelia Moretti
Carpinello, nella sua sensibilità, si ricostruisce,
come un giardino in cui sono gli ossidi dei colori
i petali, le corolle, i fiori , il giardino del silenzio
dove si può ancora sognare. La memoria dellInfanzia,
delladolescenza, della fanciullezza, ma anche
delletà matura, nella quale qualche volta
i sogni svaniscono, ma altre volte si consolidano,
diventano realtà. Le forme della torta della
nonna competono con una geometria familiare, le brocche
forse hanno contenuto camomilla, the, ma anche
vino danzano un loro minuetto, balzano in alto,
si rovesciano, sono allegre, giovani, tentano una
composizione un po diversa dal solito, ma latmosfera
è sempre serena come quella del soprano che
si esibisce in toni acuti e poi si adagia in una melodia
dolce, affettuosa. A questa danza partecipano anche
i parallelepipedi, le ampolle, le bottiglie di varia
forma: sono lì, in posa. A farsi ammirare,
a ricordare che sono frutto della mano delluomo,
ma anche in natura esistono le forme geometriche,
se sa ben osservare. Luomo: luomo riflessivo,
che si guarda allindietro, fa lesame di
coscienza, forse si assolve, ma qualche piccolo difetto,
qualche vizio perdonabile, se lo trova. Daltronde
anche gli dei non avevano timore di mostrare i loro
vizi, anzi, ne andavano orgogliosi. La nonna che pensa
alla sua figliolanza, ai suoi nipoti: forse qualcuno
è in difficoltà, una preghiere, ma anche
laccettazione della volontà divina. I
fiori: rose rosse, rosa, bianche. I fiori non avrebbero
senso, il loro colore non diffonderebbe messaggi damore,
il loro profumo non susciterebbe emozioni intense
e profonde; se non fossero accomunati alla figura
femminile: femminilità come profumo, colore,
sentimento, amore. Ed il fiore ne è il simbolo.
Dal fiore, anche se non sempre, il frutto; la mela
rossa e gialla e verde, così vicina al vero,
non tanto la mela di Eva quanto il frutto che bambini
e adulti mordono volentieri: il gusto e insieme laggressività
appagata, senza far male a nessuno. Adamo, in fin
dei conti, non ha nulla per cui chiedere venia, la
mela, e come simbolo e come realtà, rimane
sempre un bel frutto, da disegnare e dipingere, in
numerose famiglie. Insieme con luva, le noci,
i cocomeri. Dalla polpa rossa e dallepidermide
verde. Chi ha detto che il rosso e il verde sono colori
contrastanti ? Domandatelo ad Amelia Moretti Carpinello
e vi risponderà di no, vi dimostrerà,
pennelli e colori alla mano, che è vero il
contrario.Il paesaggio, urbano e agreste. Non cè
soltanto in questi dipinti di Amelia Moretti Carpinello,
lacqua del Po, con i suoi riflessi, con i frassini
e gli olmi che, curiosi, indagano su ciò che
succede sottacqua, ma che cè anche
lamore per la propria città dadozione,
vi si percepisce anche la predilezione per la pittura
impressionista: liridescenza del liquido elemento,
la sua fluidità, quel sogno che si era esiliato
in soffitta e che qui corre sulle onde del fiume,
non tanto come liberazione, ma come libera espressione.
I sogni, se non affiorassero, che sogni sarebbero
? La vita, nella sua concretezza, che si abbandona
ai sentimenti, e corre dal Piemonte allEmilia
Romagna, e poi ritorna indietro. Un filo diretto che
collega la cupola del Monte dei Cappuccini al canale
Garibaldi di Ravenna: gli angeli che volano allinterno
della cupola e le vele azzurre e del color dellarancio
alla ricerca di un paradiso che è a portata
di vento, lungo lAdriatico mare.Ancora delluomo:
i ritratti di Amelia Moretti Carpinello hanno tutti
la caratteristica della vigorosità, della franchezza,
insieme ad un guardarsi dentro, ad una esplorazione
della propria anima.Questi sono i suoi famigliari,
i suoi amici: gente lontana dall ipocrisia,
anche quando la verità può essere scomoda.
La vita è bella, ecco fiori in abbondanza,
fiori e fiori, ma non sempre si può sorridere.
E Amelia Moretti Carpinello sa guardare dentro, sa
cogliere la gioia, ma anche langoscia. Ancora
la natura, il mare questa volta, le conchiglie, le
stelle marine, i frutti di mare, che chiedono di essere
ricordati, con le loro valve sinuose: è uneco
del mare che spira, ci raggiunge, da voce astratta
si trasforma in concretezza, poetica e formale, ricordi
di luoghi amati, dellinfanzia e delladolescenza.
La nonna che protegge la nipote, la quale deve affrontare
la vita: unimmagine affettuosa la quale dice
che lamore materno non è fatto soltanto
di spirito, si attua e si consolida in azioni concrete.
I vapori del mare si trasferiscono, ad essi tutto
è concesso, sono fluidi come laria, come
il vento, dalle spiagge dellAdriatico o del
Mar Ligure alla Langa e sinsinuano tra le vallette
laterali al corso del fiume Tanaro: come una mano
soffice e leggera che accarezza la guancia di un bambino,
di una fanciulla o di una mamma. La pittura come espressione
di sentimenti, la natura che sempre accompagna luomo.
Luomo e la donna che, oggi come tanti secoli
fa, compiono i loro riti misteriosi per chiedere aiuto
e protezione alle forze della natura e al loro Creatore.
La pittura da Amelia Moretti Carpinello è un
inno alla natura e alluomo, che la vive e la
solca, luomo che in essa riposerà.
Aldo Spinardi
La
giovane Amelia Moretti espone alla Cassiopea
(Palazzo Cavour) pitture dal 1954, quando era ancora
allieva di Casorati allAlbertina, ad oggi. E
la sensibilità tonale di questa delicata artista
che continua a resistere - caso più unico che
raro - alle lusinghe del conformismo astrattistico,
riesce a dar vita, con risultati convincenti, a forme
naturali portate sul piano di un dolce e pacato lirismo,
gentilmente ricreate in un suo piccolo ed intimo mondo
di assorta poesia. È questa la sua prima personale;
e vorremmo per lei formulare laugurio di saper
conservare la sua fiducia nei motivi che ella ama:
figure e oggetti con cui cordialmente comunica i suoi
pensieri pittorici allosservatore non viziato
dalla problematicità figurativa
adesso imperante.
Marziano Bernardi
La frettolosa vita contemporanea non sempre consente
di soffermarci per osservare e contemplare unopera
darte soddisfacendo quellintimo ed edonistico
bisogno che ci spinge a leggere per apprezzarne
i contenuti.
Se non ci si astrae dallambiente e non ci si
incentra sul manufatto che, con un suadente richiamo
inconscio, attrae la nostra attenzione non è
facile, né agevole comprenderne, attraverso
il linguaggio palese o simbolico espresso dalle forme
rappresentate ed elaborate dal segno variegato ordinato
e dal colore lineare o corposo, semplice o ricercato,
accennato o esuberante, quanto lartista rappresenta
visivamente per coinvolgerci e partecipare la sua
elaborata sintesi concettuale.
Saper osservare ed immedesimarsi nelle emozioni suscitate
e tentare di comprendere fino ad entrare in simbiosi
con quanto evidenziato, facilitati dalla tecnica dallartista
utilizzata, semplice o elaborata ma comunque personalizzata,
ci permette di verificare, attraverso il filtro della
propria cultura il messaggio recondito che intende
trasmettere chi ha realizzato il prodotto.
Così si forma nellarte laggiornata
cultura del sapere che essendo, comè
noto, lespressione più alta della creatività
dellessere, consente di raggiungere le vette
elevatissime dello scibile coniugando due fondamentali
esigenze: comunicare mediante codificati simboli grafici-pittorici
la propria interpretazione secondo la logica razionale,
per evidenziare lesperienza del vissuto ed i
futuri e possibili sbocchi e far recepire unelaborata
sintesi suadente, filtrata dalla sensibilità
dellartista, su di un messaggio che, a seguito
di una spontanea e condivisa riflessione, viene accettato,
confutato o rifiutato.
Ed è quanto si è riscontrato, condiviso
dal numeroso pubblico presente, nelle molte opere
visionate nella recente rassegna darte ospitata
a Villa Ormond in Sanremo da Amelia Moretti Carpinelli.
Dalla poetica soffusa evidenziata, che si avverte
al primo impatto visivo, i suoi manufatti colpiscono
per linteresse immediato che li fa nettamente
distinguere dalle consuete pitture osservate
nelle tante e diverse manifestazioni allestite per
larte.
Amelia nelle sue opere elabora e sviluppa una personale
impostazione tecnica comprensibile nella sintesi concettuale
espressa dal segno che, nel suo delinearsi, esalta
le essenziali gamme cromatiche di immediata percezione.
Se
larte è la via partecipativa dello scibile
che consente alluomo di riflettere sulla sua
iconografica e progressiva rielaborazione dei diversi
stadi della trascorsa esistenza è anche la
visione in cui può intravedere lo sviluppo
per una programmazione migliore della sua razionalità
nel domani.
La sua sensibilità, come donna e come artista,
riesce a cogliere dei patemi e delle speranze dellessere
tutti i diversi aspetti comuni, più salienti
e significativi che, nellusualità delle
situazioni e delle condizioni, rielabora per far emergere
le coerenze e le contraddizioni insite in ogni personalità.
La sua ispirazione nasce dallosservazione attenta
della natura, della realtà oggettiva, di come
si manifesta lessere e, come una sorgente inesauribile,
viene di continuo alimentata dallapporto vivido
della fantasia, della riflessione e dalla sua non
comune abilità capace di trasfigurare, nel
poetico e non lezioso alone romantico, ogni situazione
gioiosa o alterata che, esacerbata o mitigata dalla
sua introspezione, entra in sintonia con la realtà.
Non si è limitata, dunque, a recepire lintimo
afflato culturale e pittorico dei suoi docenti Felice
Casorati e Francesco Menzio allAccademia Albertina
torinese di Belle Arti, ma ha trasformato lintellettuale
controllo della forma in una razionale e prospettica
costruzione dello spazio in cui i soggetti vivono
una propria relatività nellafrodisiaca
bellezza cromatica propria dei volumi corporei.
Sono interessanti i suoi ritratti perché, nel
mentre evidenziano gli accenni somatici, tratteggiano
lanima dei soggetti raffigurati, colti ed evidenziati
sempre, in una propria interpretazione di dinamica
ed immediata percezione.
Anche i suoi nudi sono molto particolari perché
mettono in luce, con la flessuosità corporea
o con le fattezze appesantite dagli anni, il travaglio
profondo delle deluse attese o le gioie vagheggiate
e non sempre godute che ogni donna racchiude nello
scrigno della sua intimità da Amelia rivelata
senza lederne lintimità.
I suoi messaggi diventano significativi attraverso
le posture delle immagini di grande efficacia comunicativa
nel rapporto singolare evidenziato dal corpo che,
in relazione ai chiarori dei raggi battenti e alle
velate oscurità delle penombre, manifesta la
plastica bellezza della forma esaltata dal colore.
La sua ricerca la porta a definire nella natura, morta
o viva, sia pure nella solidità delle volumetrie
distaccate, dai tratti veristi con alcune delle assonanze
volutamente impressionistiche o surrealistiche, quando
le ritiene indispensabili, evidenziate in un proprio
calibrato e ben definito modulo espressivo.
Spesso
si ha la sensazione che intenda coniugare, e riesce
molto bene nella sua simulazione, il ritmo evolutivo
del movimento con la fissità tipica oggettuale
in un alone esaltato dalla modulazione tonale che
mette in risalto il contrasto delle luci e delle ombre.
La sua innata curiosità lha portata a
voler sperimentare le diverse tecniche per conoscere
laggregazione dei diversi materiali, ivi compresa
la creta per modellare delle forme inespresse, e si
è cimentata con successo ricorrendo alla sperimentazione
dei gessetti, dellacquerello, dei decori, dellaffresco,
dellolio, delle tecniche miste, servendosi,
con abile maestria, sia dei pennelli che stemperano
le dissolvenze ed i mutamenti tonali, sia della spatola
più congeniale alla sua espressione perchè
conferisce più corposità materica dando
degli immediati impatti deffetto con delle sensazioni
di rilievo tridimensionale.
E Amelia Moretti unemiliana che, pur non
tradendo le origini culturali della sua terra, non
disdegna di completarle e di arricchirle con le altre
esperienze per un confronto sempre ricercato che la
porta a tessere la sua continua crescita permettendole
di cimentarsi nelle esperienze che formano e che completano
liter della sua formazione artistica.
Anche il più distratto osservatore, dinanzi
alle sue opere che attraggono per la loro affascinante
ed apparente semplicità, si sofferma volentieri
e poi, conquistato dalla forza rutilante del suo stile
disinvolto ma suadente, comincia a goderne dei contenuti.
E la malia che suscitano tutte le opere di questa
pittrice che, avvalendosi dellesperienza, dellintuito
e del mestiere acquisito, si serve di una propria
sintassi ritmata, esaltata dallinterna forza
dei contrasti, per catturare lattenzione e poi,
mediante delle imponenti accentuazioni timbriche di
straordinaria bellezza, indurre alla riflessione per
immedesimarsi nella proposta sua sintesi narrativa,
esaltata da un corollario ritmico nelle forme e nei
cromatismi, per far recepire la sua sinfonia compositiva
in cui è piacevole inebriarsi per ritrovarsi.
Vito Cracas
19 marzo 2005
Intervista
ad Amelia Moretti Carpinello
Di Federica Boccaletti
Amelia
Moretti nasce a Novi di Modena il 27 luglio 1932 e
dopo 3 anni la famiglia si trasferisce nella vicina
Novellara, in provincia di Reggio Emilia.
Come
nasce in lei lamore e linteresse per larte?
Sin
da bambina, quando abitavo a Novellara mi divertivo
a scarabocchiare con i carboni del focolare i muri
esterni della casa e della stalla che continuamente
mio nonno era costretto a ridipingere. Erano questi
i primi segni di una passione che poi non mi avrebbe
più abbandonata. Sin da piccola facevo le bamboline
in creta. Poi arriva il trasferimento con papà
Vero e con mamma Anella a Torino dove ho frequentato
un asilo montessoriano e le scuole elementari. Qui
ho continuato a coltivare il mio interesse per il
disegno e la pittura iniziando a dipingere ad acquerello.
Poi quando ero alle Medie è arrivata la mia
prima confezione di colori ad olio, regalo di un cugino.
Sempre a Torino ho conseguito il diploma di maturità
magistrale e poi artistica e, successivamente, mi
sono iscritta allAccademia Albertina. È
lì che ho avuto lonore di avere come
maestro uno dei più grandi interpreti della
pittura italiana del Novecento, Felice Casorati.
Nella
produzione artistica di questa giovane ragazza torinese
di adozione permanevano i segni delle radici emiliane,
di una terra che ancora bambina aveva plasmato per
ricavarvi le bambole?
Certo,
il carattere emiliano delle mie opere è una
peculiarità che ho sempre mantenuto e per certi
versi ha anche costituito loriginalità
della mia produzione. Casorati mi diceva che i colori
che usavo evidenziavano la mia emilianità.
Un
carattere emiliano che si manifesta solo nellimpiego
dei colori che sono quelli della nostra terra o anche
nella scelta di determinati soggetti?
La
mia predilezione per i soggetti legati alla natura,
in primis le nature morte, va letta proprio come un
altro segno delle mie origini emiliane.
Accanto
alle nature morte una buona parte della sua produzione
è incentrata sulla figura umana, in particolare
la riproduzione di nudi femminili. Perché questo?
Per
chi frequenta laccademia una delle cose più
complesse è dipingere i corpi nudi. Il mio
approccio a questi soggetti nasce come studio, ricerca
ma ben presto diventa modo espressivo, un mezzo per
valorizzare il corpo della donna che attraverso i
miei quadri voglio ingentilire.
I
ritratti, altro soggetto ricorrente, sono semplici
riproduzioni, una sorta di fotografia dipinta o rientrano
anche questi nellambito di una ricerca artistica
rivelando un aspetto della sua creatività?
Non
voglio assolutamente fare con i miei ritratti delle
specie di fotografie. Anzi molti di questi sono a
soggetto psicologico. Da un volto, dalla sua espressività
scaturisce spesso il carattere di una persona. Inoltre
alcuni ritratti hanno anche dei rimandi simbolici,
soprattutto nella scelta di determinati colori.
Nella
sua formazione ha sperimentato diverse tecniche, ma
il nucleo più numeroso delle sue opere comprende
quadri ad olio. È questa tecnica che predilige?
Si,
la mia pittura è soprattutto ad olio ma poi
negli anni Settanta sono stata costretta ad abbandonare
i pennelli a causa di un problema di salute, mi venne
infatti vietato luso dei solventi utilizzati
per diluire i colori. È così che, assolutamente
intenzionata a non mollare la mia passione e il mio
mestiere, sono passata alla pittura a spatola.
Come
dicevamo tante dunque le tecniche sperimentate. Nellultimo
anno di Accademia, Amelia frequentò anche la
scuola di decorazione per conoscere a fondo la tecnica
dellaffresco. Linteresse verso questa
forma artistica nasce da una semplice curiosità
o da unesigenza diversa?
In
quel caso specifico il mio interesse verso quella
forma di espressività artistica, fu motivato
dal fatto che ricevetti lincarico di restaurare
una parte della Madonna della Fossetta, nel Santuario
Mariano di Novellara.
Ritratti,
nudi, nature morte e fiori variopinti hanno caratterizzato
la sua produzione artistica. Ma tra questi quali sono
i soggetti che in un certo senso preferisce?
Come
si può vedere dai quadri che le ho dedicato,
uno dei miei soggetti preferiti è sicuramente
il ritratto di mia nonna. Poi i fiori per la straordinaria
vivacità di colori. Tanti critici darte
mi hanno detto che io faccio parlare i fiori e non
mi limito a dipingerli.
Mostre
e premi
1957
Bari, Prima mostra collettiva;
1958 Torino, Promotrice delle Belle Arti;
1959 Torino, Palazzo Cavour, Galleria Cassiopea,
prima mostra personale;
1966 - Torino,Promotrice delle Belle Arti;
Imperia, mostra personale;
1968 - Torino, Quadriennale ; diventa membro dellAccademia
Tiberina;
1970 Roma, Premio al concorso Omaggio a Roma
Capitale;
Torino, Concorso di pittura estemporanea, medaglia
dargento;
Castigliole dAsti, coppa dargento
1971 Londra, galleria darte della University
of London Union
1972 Atene, Palazzo Zappion;
Genova, Galleria la Contemporanea
1973 Novara, Galleria Al Caminetto;
Pompei, Protagonisti della pittura contemporanea,
medaglia doro;
Biarritz, Gallerie Vallombreuse
1974 Torino, Bottega darte San Giors
1977 Mondovì, Pittori in Contrada
1980 - Torino, Bottega darte San Giors
1994 Givoletto, Palazzo comunale
1995 Torino, Circolo della Stampa
1996 Novellara, Rocca dei Gonzaga
1997 Novellara, Rocca dei Gonzaga
1998 Novellara, Sala ex Coop
1998 - Parma, Centro Culturale Sant Andrea
Personale 21 marzo 1 aprile
1999 Novellara, Rocca dei Gonzaga
2001 Reggiolo, Salone della Rocca
Gaultieri, Palazzo Bentivoglio
2002 Chianciano, Salone dei Congressi del Parco
dellAcquasanta - Personale
1 15 agosto 2002
2003 Carpi, Sala Duomo - Personale
2004 Sanremo, Casinò Municipale
Personale 12 27 febbraio 2004
Verona, Sala Bianca dellArsenale
Personale 29 febbraio 7 marzo 2004
2005 Sanremo, Villa Ormond - Artisti
IN Sanremo Personale Antologica 15 dicembre
2004 04 gennaio 2005
Sanremo - 1° Concorso Internazionale di Arte Sacra
med.Argento di S.S. il Papa Giovanni Paolo
II gennaio 2005
TORNA