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portali d' arte - pittori - poeti - Centro d' Arte e Cultura La Tavolozza Sanremo

Il sorriso
di Claudia


2004
olio su tela
cm 60 x 70



Conversazione
di quartiere

Olio su tela
cm 100 x 80



Borgo antico

2004
acrilico su tela
cm 70 x 80



Bosco di sera

1998

acrilico e
pastello
su tela
cm 60 x 80



Cavalli

olio su tela
tecnica mista
cm 50 x 70



Cipressi
al tramonto


1985
olio su tela



Donna
in riposo

olio su tavola
cm 50 x 70



Fiori e frutta

1997
olio su tela
cm 50x 70



I tre alberi

1998
olio su tela
cm 50x70



Il porto
vecchio
di Sanremo


1994
olio su
cartoncino
telato
cm 40 x 50



Madonna
con
bambino

1999

cm 25 x 30
olio su tela



Madonna
con rose


1998
olio su tela
cm 50 x 70



I pendolari

1970
olio su tela
cm 50 x70



Ragazza
al balcone


1959
Spatola su
tavola
cm 70 x 100



Giardino
sul lago

2005
Olio su tela
cm 70 x 100




Barbato Taurini Liana
lita33@virgilio.it


Ha conseguito il diploma di Liceo Artistico: ha frequentato i corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, ove ha studiato con Achille Funi e Luciano Minguzzi.
Ha partecipato a Rassegne nazionali ed internazionali, ottenendo premi ed altri riconoscimenti di rilievo, ed ancora in numerose personali e collettive a Milano, Roma, Venezia, Genova, Imperia, Legnano, Matera, Foggia, Bari, Sanremo ecc...
Nutre fin da giovanissima la passione per la pittura e realizza lavori che si diversificano per la rispondenza grafica, gradazione di colore , coinvolgimento emozionale.
L’attività artistica è un continuo viaggio approfondito di un rapporto sempre più vivo e fruttifero con il mondo ed i suoi abitatori. La sua arte ricercata ed esclusiva, nasce da una impegnata e viva interpretazione della realtà, che quotidianamente la circonda. L’artista riesce a raccogliere,con la profonda sensitività che gli è tipica, l’interiorità, l’essenza delle cose e delle persone che direttamente od indirettamente vivono con Lei.

Hanno scritto: Antonino De Bono, prof.Vito Cracas, cav. Casimiro Dell’Arco Talarico, Luigi Tallarico, Luigi Martucci, Renato Civello, Mario Rivosecchi, Tony Bonavita, Emilio Benvenuto, Mario Palladino, Alberto Sensini, Franco Miele, Enzo Contillo, Mario Lepore, Luigi Monteverde.

E’ stata recensita su riviste d’arte,quotidiani, annuari e cataloghi specifici dell’arte contemporanea :
Il Tempo, La Notte, Corriere Lombardo, Il Giorno, Il Secolo d’Italia, La Libertà, Il Gazzettino Dauno, La Gazzetta de Mezzogiorno,Noi a Milano, Sanremo Arte 2000, Incontri Arte + Arte, Arte e Cultura, Bolaffi Arte, Dizionario dei Pittori Contemporanei, Dizionario dei Pittori Dauni, Arte più Arte, Artecultura,Gazzettino Padano, Annuario “Comanducci”, Paese Sera, Itinerari Santagatesi, Corriere dell’Arte, OK Arte Milano, Incontri, Gazzettino Dauno, Corriere Lombardo.La Riviera

Interventi e riprese radiotelevisive private e di Stato:

RAI ( Gazzettino Padano), Radio Foggia, Antenna 3 di Milano, invitata, partecipa alla trasmissione, dedicata alle arti visive, TVM 66

ESPOSIZIONI ARTISTICHE (Italia):
Milano, Firenze, Diano Marina, Bordighera, Roma, Venezia, Imperia, Genova, Legnano, Molfetta, Sanremo, Matera, Bari, Foggia, ecc.

ESPOSIZIONI ARTISTICHE (Estero):
Francia ( Parigi).

PREMI E RICONOSCIMENTI:
1967 – Medaglia d’oro “ Casa di Dante” - Firenze
1979 – Gran Premio Biennale “Città di Venezia Star” - Venezia
Coppa “ Richetti “ - Piacenza
Oscar Arti Figurative - Milano
1980 – 1° Premio Miniquadro – Amici di Legnano – Legnano
1981 - Segnalazione speciale Ministro Berardino d’Arezzo”
Coppa Carsar – Milano 1981
Coppa “ Comune di Bologna” – Bologna
Targa E.P.T. - Premio Foggia - Foggia
1982 - Coppa “ Richetti “ – Piacenza
Targa Provincia di Matera – Matera
Coppa Cariplo – Milano
Coppa “Provincia di Varese” – Varese
1983 - Coppa “ Comune di Bologna” – Bologna
1981 Concorso di pittura“Quartiere Barca” Bologna 2^ premio
2004 Coppa Premio concorso internazionale di Arte Sacra
2004 concorso Lanteri “la Riviera dei Fiori” medaglia d’argento

COMMENTI CRITICI:

...Le opere ricche di colori caldi, armonicamente stesi a rappresentare un mondo pervaso da un senso generico di tristezza: la sua pittura è in un certo senso pittura sociale, una specie di serena denuncia di situazioni e luoghi, e questa operazione avviene con un colore caldo e con un’impostazione armonica ed equilibrata...una certa drammaticità ci riporta proprio delle opere di Funi, in immagini drammatiche nella loro staticità.
Toni Bonavita (Il Tempo)

Non vi è alcun bisogno,...di affaccendarsi...per cadenzare le ferenze analitiche dei premi, dei riconoscimenti e dei successi ottenuti da Liana Barbato nelle molte città e gallerie che hanno sin quì ospitato le sue tele, accompagnate dal concorde giudizio di critici rinomati... Le sue scelte sono note. Sono là ...nella totale intensità di luce che è, per l’artista, permanente materia...nei racconti della sua e nostra gente o nel caldo degli ulivi e delle radure...a prescindere dai non sopiti richiami della scuola lombarda...solo che questa volta il viaggio dei suoi quadri è stato lungo, molto più lungo, da Sant’Agata di Puglia a Parigi per la Esposizione Internazionale del “Nouveau Salon”. Vuol dire che quei quadri, quei racconti di gente, di boschi, e di ginestre hanno saputo raggiungere collaudi più vistosi incontrandosi con altre mediterranee familiarità...di Provenza o di Tolone.
Enzo Contillo (Incontri)

Una pittura fluida, pastosa, che pere assommare tante venuzze squillanti e preziose, tant’è ricca di effluvi nell’impasto. Liana Barbato riesce a trasmettere in poche pennellate, motivate con intensità espressiva, una felice sintesi dell’evento che assurge a gesto lirico, a momento drammaticamente vissuto, anche se le atarassiche figure sono intente in un gesto od eseguono – inconsciamente – un’azione che si perse nella notte dei secoli. Pittura sobria efficace, condotta con splendido senso dell’equilibrio formale e coloristico, centrata sempre in un motivo lirico,anche nelle espressive e timbriche “ Nature morte”.
Antonino De Bono (Arte + Arte)

Una sintesi accorta del processo emotivo e di quello tecnico-razionale, costante come incidenza liberatrice al di là della pluralità delle occasioni, si individua nell’opera della pittrice pugliese Liana Barbato. Quel clima di elagiaco ed ostinato regionalismo – che potrebbe essere, del resto anche una privilegiata discriminante in tempi di agnosticismo e di artificioso anonimato – riscontrabile in tutti i dipinti, non importa se di figura o di paesaggio, è, in fondo, clima di approdo interiore: un consenso, moralmente caratterizzato nella dialettica delle scelte, ad in “ tipo” che riassume la cronaca ideale della coscienza. Ma l’intervento del mestiere e l’esigenza di riconnettere in sede logica gli itinerari della immaginazione, e persino della visualità domestica (l’interno con Donna in riposo, i giovani Innamorati, una scena di Preghiera, la Conversazione di quartiere o il Borgo dai tetti rossi arroccato contro il crinale dell’alta collina), ecco, dilatano i confini della testimonianza, le fanno conquistare una decisa autonomia poetica. Sotto questo profilo va anche risolto il problema di una “socialità” che si avverte, con diverse intonazioni ma con una sola sostanziale identità, nei dipinti di Liana Barbato: l’artista non è irretita nelle maglie delle pregiudiziali che hanno intristito tanta parte della figurazione attuale, sacrificando la spontaneità e lo slancio dell’invenzione ai feticci della teoresi ideologica; e quel che in lei appare, a prima vista, come il segno di una documentazione programmata ed accusatrice è in realtà, grido protestatario, l’inconscio di una simpatia lacerante che ignora le mediazioni di un apriorismo che finisce con l’essere disumano e gratuito. Qui c’è, invece, tanto amore; e, sopratutto, il bisogno di tradurre in pienezza di respiro sentimentale, ed in una sempre più corretta morfologia pittorica, visioni di creature e di ambienti naturali che hanno lasciato un solco nel labirinto fenomenico. Non si tratta nemmeno, dunque, di pittura edinistica: anche quando l’immagine è lontanissima dal celebratorio, come nel caso di un Colloquio nel vicolo o in certi calibrati ritratti o nella rappresentazione di una giovane donna sull’altana o di un paesaggio con poche case lievitanti in un silenzio contemplativo, permane come una malinconia urgente, una sorta di angoscia ancestrale purificata da una speranza senza frontiere. Così, questa pittrice riservata ed insieme dialogante, che sa interrogare e interrogarsi senza mai cadere tuttavia nelle secche di un intimismo venato di umori popolareschi, è stata fedele a se stessa; ed ha costruito un mondo semplice, pieno di energie vitali, dove l’unica complicazione è quella immutabile dell’inquietudine esistenziale. Ma anche questa la Barbato sa strappare ai diagrammi cifrati, riconducendola ai più accattivanti filoni di una umanità dichiarata, spoglia di sofismi. E per tale via coordina all’impulso pittorico fantasia e confronto immediato, i parametri dell’assuefazione e la necessità insopprimibile di eluderli. L’osservatore attento scoprirà senza sforzo che Liana Barbato è pittrice per vocazione, straniera pertanto alla immensa coorte di fantasmi impegnati in una industria velleitaria. Ma è da sottolineare la sua tenacia di emancipazione, che le ha già consentito di sottrarsi alla dittatura della figuratività blasonata. Questo non significa che non si sia guardata intorno, ma solo per cogliere alcune lezioni esemplari, nell’area di quella pittura che non vuole dimenticare l’uomo. Su questo rapporto si innesta, ovviamente, il problema di uno stile che si imponga con inconfondibile eloquenza sulla fase di crescita. Ebbene: l’artista pugliese ha già personalizzato la propria arte, opponendosi in prima linea al conformismo anarcoide – che è senza dubbio il peggiore, nella irrilevante presunzione dell’inedito - , ma non si è certo fermata. Ella sa quanto sia travagliato e complesso il cammino della determinazione estetica; ma sa anche che nella latitudine ultima di una esperienza confortata dalla passione la scoperta dell’uomo, anelata con trasfigurante umiltà, potrà coincidere con il volto eterno della bellezza.
Renato Civiello

Una sera di dicembre, dinanzi ai ceppi accesi nel camino della sua casa ospitale, Liana Barbato, assecondando i miei pedanti desideri, poggiò. In giro, alle pareti, le sue tele. Incontro non casuale nè peregrino, giacché mi era già noto il di lei fervore. Poiché l’applauso di stima mi ripugna quanto l’insulto, attento come rimango, a non usare il mio puntiglio se non per la scoperta o riscoperta di temperamenti degni, quali che siano la misura e la sostanza dei loro contenuti, mi pare di dover qui sottolineare, anzitutto, l’occasione offertami per una lettura facile. Maniera ? Non credo, quando il clima cromatico dall’endemico sapore terrigno e casalingo e il costrutto dei temi sono piantati nel respiro di una realtà semplice di una elogia senza scampo. Che si dicono, tra loro, quegli uomini seduti in piazza sotto l’albero scheletrito? Forse! E’, l’eligia, nel riserbo di quei tre che ai margini del paese, immoti, contano le parole, in un clima senza ore, come da noi capita, in una soluzione felicissima di umori inconfondibili. Tra eligia e dramma, ove più frequente si scoprono i patemi della “gente”, l’artista è attratta dalle popolane che reggono, inginocchiate, ceri accesi dinanzi all’altare nascosto. I “Bevitori” hanno dimensione carica di narrazione scorata. Colpisce la taciturna eloquenza della “Maternità” che, accoglie il figlio in grembo, struttura angustie taciute e sentimenti che sino soltanto suoi, per una testimonianza arcaica, lontana dal pestifero grigiore di taluna condizione umana. In altra tela è l’evocazione di tre figure messe insieme sulla panca di un tram nella comune pazienza della “Attesa”, smossa per poco dal dormiveglia centrale. E che sanno dire i batticuori dei due giovani che tubano in chissà quale trepido rincorrersi di sentimenti, spartiti tra uno che legge e l’altra che ascolta? E in simili ambienti paesani non hanno stridori i “paesaggi” amari della terra a respirare la stessa cadenza. Case semplici, dunque, vissute in una compostezza di fatica e di grazia, abbarbicate sulle creste, come per difendersi dallo spreco del consumismo e del babelico urbanesimo. Bisogna, come fa Liana Barbato, fiutare nelle case. Nelle strade, nelle sale d’aspetto di una stazione, per guadagnare il pane dell’umiltà, quotidiana matrice della terrestre dignità, al di là delle quali ci troviamo creditori di inermi e castighi e di appagati risvegli, per una cronaca senza ristoro.
Enzo Contillo


lita33@virgilio.it


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INSERITO IN LINEA IL: 14/02/2005
SCADENZA PROMOZIONE IL: 14/02/2006




Vacanze in campagna

1995
Olio su tela
cm 60 x 80

portali d' arte - pittori - poeti - Centro d' Arte e Cultura La Tavolozza Sanremo

Immamorati

olio su tela
cm 50 x 40



Natura morta

1997
olio su tela




Natura morta

1998
olio su tela
cm 50 x 70



Pendolari

olio su tela
cm 60 x 80



Pensiero

2004
cm 50 x 60



Piccolo
pescatore

olio su tela
cm 50 x 70



Radice

acrilico e
pastello
cm 60 x 80



Ragazza
con cesto

1999
olio su
tela
cm 30 x 60



Ragazza
con bimbo


olio su tela
cm 50 x 70



Sogni

1997
cm 70 x 100



Tramonto

acrilico su tela
cm 50 x 60



Vela sul mare

acrilico su tela
cm 60 x 80



Sul Tram

1970
olio su tavola
cm 50 x 60



Preghiera

2005
Olio su tela
cm 50 x70



Il buon
pastore

2005
Olio su tela
cm 70 x 100



L' angelo
custode

2005
Olio su tela
cm 50 x 70